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Antico Egitto

Furono uno straordinario popolo vissuto per un lunghissimo periodo di tempo nella regione bagnata dal grande fiume Nilo. Incredibili furono le loro invenzioni, come templi, canali e piramidi.

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Secondo il mito egizio, Nut, dea del cielo e Geb, dio della terra, erano innamorati e stretti in un abbraccio così forte che niente poteva passare fra loro, neanche uno spillo.
Ra, dio del sole e sovrano del cosmo, geloso dei due, ordinò al dio del vento di separarli: Shu sollevò il corpo di Nut, inarcandolo sopra quello di Geb e così si fece spazio per il mondo.
Non solo, la dea Nut ingoiava il sole ogni sera e lo partoriva la mattina dopo, in un eterno ciclo di morte e rinascita.
Il dio Ra, dopo aver viaggiato durante le ore della notte nel grembo di Nut, rinasceva sul mondo.
Per questa forte valenza simbolica di rinascita, Nut si ritrova raffigurata sui soffitti nella camera dei sarcofagi, dove si leggono iscrizioni come questa «Ti depongo dentro di me, ti partorisco una seconda volta, sicchè tu entra ed esca sotto le stelle imperiture, e sia eletto, vivo e ringiovanito come il dio del sole, giorno dopo giorno».
Nut è dunque una dea madre che protegge e custodisce, che accoglie e che fa spazio, per creare il mondo e che ridà la vita in un ciclo eterno.
Nel video Cosmo Egizio, Dea Nut (1145 a.C.)

Tra i potenti simboli che l’Antico Egitto è stato in grado di tramandare fino ai giorni nostri ce n’è uno davvero affascinante: l’occhio di Horus. Considerato una sorta di portafortuna fisico e spirituale, veniva indossato per ricevere protezione e far guarire le ferite; potente amuleto donava la capacità di vedere oltre il visibile.

Secondo il mito, il dio Osiride fu il primo grande re dell’Egitto, inventore dell’agricoltura e della religione, fu il promotore di una grande opera di civilizzazione, finendo così per attirare le invidie del fratello minore Seth. Osiride venne ingannato da Seth che gli tese una trappola: lo chiuse in un sarcofago e lo gettò in fondo al Nilo, causandone la morte. Horus figlio di Osiride, una volta cresciuto volle vendicare la morte del padre: iniziò una tremenda battaglia con lo zio, il quale meschinamente, in un momento di riposo, strappò l’occhio al nipote, facendolo a pezzi. Thot, dio della conoscenza lo ricompose ma non trovandone una parte aggiunse una lacrima, simbolo del potere magico che gli diede in dono.
Horus sconfisse per sempre il malvagio Seth e il suo occhio divenne simbolo di rinascita, tanto da essere ritrovato anche sotto il dodicesimo strato di bende che avvolgevano la mummia di Tutankhamon.

Gli Egizi utilizzavano questo simbolo non solo in ambito religioso ma anche matematico; la leggenda nasconde infatti la spiegazione delle frazioni, in cui l’occhio di Horus rappresenta l’unità e le sue parti, le frazioni con denominatore 64.
Sommando tutte le parti si ottiene 63/64 (1/2 la parte verso il naso + 1/4 la pupilla + 1/8 il sopracciglio+ 1/16la parte verso l’orecchio + 1/32 la parte curva verso la bocca + 1/64 la parte finale che va verso terra). E 1/64 mancante?
Semplice, è la lacrima di Thot donata a Horus; questo per indicare che nell’eseguire una divisione non importava andare oltre la approssimazione del risultato esatto per 1/64. Geniale, no?

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