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Il Novecento

La possibilità di usare materiali nuovi come l’acciaio permise a architetti e ingegneri di costruire edifici sempre più alti, fino a raggiungere altezze vertiginose. La grande novità che diede l’impulso a costruzioni sempre più alte, però, è stata l’invenzione dell’ascensore: nel 1882, infatti, fu realizzato il primo ascensore di sicurezza (che non cade neppure se si spezza il cavo). Architetti, scienziati e artisti si ispirano sempre di più alla natura non soltanto da un punto di vista estetico ma vanno anche alla ricerca di soluzioni a problemi pratici o ecologici.

Scopri tutte le invenzioni che hanno cambiato il mondo nell’album delle figurine dell’arte Arte&Scienza.

 

STEPHEN HAWKING

Nato a trecento anni esatti dalla morte di Galileo Galilei a Oxford, Stephen Hauking è stato un grande astrofisico britannico; professore di matematica e fisica, ha occupato la cattedra di Cambridge che fu di Isac Newton.
Celebre per la sua teoria sui buchi neri, ha indagato anche le origini dell’universo confermando l’esistenza di regioni dove la materia ha una densità infinita, in cui i concetti di Spazio e di Tempo perdono significato.
Genio indiscusso della cosmologia, da piccolo non era granché a scuola, i suoi voti erano bassi e si distingueva solo per il fatto che amasse gli orologi, le radio e tutti gli oggetti con un meccanismo da scoprire.
All’età di 21 anni scopre di avere una grave forma di sclerosi, la cui aspettativa di vita è di pochi anni.
Costretto alla quasi immobilità ha continuato a fare ricerca e a divulgare la scienza per tutti, fino all’età di 76 anni.
Muore nel giorno della nascita di Einstein e come tributo la sua voce viene trasmessa attraverso l’antenna Cerebros dell’Agenzia spaziale europea nello spazio fino a raggiungere il buco nero noto più vicino alla Terra, chiamato 1° 0620-00 , a circa 3500 anni luce da noi.
Il messaggio, una volta arrivato a destinazione, resterà racchiuso nel buco nero per miliardi di anni, per poi evaporare emettendo la radiazione di Hawking, da lui scoperta.

Ecco il suo messaggio:
“Sono molto consapevole della preziosità del tempo. Cogli l’attimo. Agisci ora.
Ho trascorso la mia vita viaggiando attraverso l’universo nella mia mente.
Attraverso la fisica teorica ho cercato di rispondere ad alcune delle grandi domande, ma ci sono altre sfide, altre grandi domande a cui bisogna rispondere, e anche queste avranno bisogno di una nuova generazione interessata, impegnata e con una comprensione della scienza.

Come potremo nutrire una popolazione in continua crescita, fornire acqua pulita, generare energia rinnovabile, prevenire e curare le malattie e rallentare il cambiamento climatico globale?

Spero che la scienza e la tecnologia forniscano le risposte a queste domande, ma ci vorranno persone, esseri umani con conoscenza e comprensione per implementare la soluzione.

Una delle grandi rivelazioni dell’era spaziale è stata la prospettiva che ha dato all’umanità su noi stessi. Quando vediamo la Terra dallo spazio, vediamo noi stessi come un insieme; vediamo l’unità e non le divisioni.
È un’immagine così semplice, con un messaggio convincente: un solo pianeta, una sola razza umana.

Siamo qui insieme e dobbiamo vivere insieme con tolleranza e rispetto. Dobbiamo diventare cittadini globali.

Con il mio lavoro ho avuto l’enorme privilegio di poter contribuire alla comprensione dell’universo ma sarebbe davvero un universo vuoto, se non fosse per le persone che amo e che mi amano. Siamo tutti viaggiatori nel tempo che viaggiano insieme verso il futuro. Ma lavoriamo insieme per rendere quel futuro un luogo che vogliamo visitare.

Siate coraggiosi, determinati, superate le probabilità.

Si può fare.”

 

Sai che cosa è stato inventato nel Novecento?

BIOMIMESI: QUANDO L’ARTE IMITA LA NATURA

Monarch 2, Rafael Araujo, 2011

La biomimesi è l’imitazione della natura e degli esseri viventi: si dice che il primo esempio di biomimesi sia da attribuire all’ingegnere svizzero Georges de Mestral che, portando a spasso il cane, si accorse che sui vestiti e sul pelo del cane si erano attaccati i fiori rossi della bardana: di ritorno a casa li esaminò al microscopio e scoprì che, grazie alla loro forma a uncino, si impigliavano facilmente ma erano difficili da staccare.

Da qui l’idea di realizzare il velcro, la chiusura che ancora oggi si utilizza per esempio nelle scarpe con gli strappi. In realtà ci sono tantissimi esempi di biomimesi nella storia, da sempre gli uomini hanno cercato ispirazione nella natura per trovare soluzioni; si pensi agli inuit che hanno imparato a costruire gli igloo guardando le tane degli orsi bianchi o al villaggio cinese di Hongcun, dalla forma di bue, costruito 800 anni fa: i canali del villaggio ricalcano il sistema digestivo dell’animale.
Osservando piante e animali, scienziati, inventori, architetti hanno trovato soluzioni tecnologiche incredibili: un dispositivo spaziale vola come una farfalla notturna, il sonar assomiglia al sistema di geolocalizzazione dei pipistrelli, i grattacieli come il Taipei (chiamato il maestoso bambù blu) si ispirano appunto al bambù, per la sua capacità di piegarsi e non spezzarsi.

«Ho lasciato Parigi, anzi la Francia, perché la Torre Eiffel cominciava a darmi troppo sui nervi.» Guy de Maupassant.
La tour Eiffel, il gigante di ferro, costruita a Parigi tra il 1887 e il 1889, destò un certo disappunto tra i parigini dell’epoca: quarantasette artisti firmarono una petizione per protestare contro la costruzione della torre, considerata inutile e mostruosa, Guy de Maupassant la definì “uno scheletro sgraziato.
 
Non sapeva forse, che il suo ideatore si ispirò proprio allo scheletro umano: l’ingegnere Maurice Koechlin, dipendente di Gustave Eiffel, studiò il progetto di una gru del tedesco Carl Culmann.
Anche lui si trovava a risolvere lo stesso problema e riuscì a trovare la soluzione solo dopo aver visto in una sala anatomica: la posizione del femore in uno scheletro umano. Il femore infatti, sporge dalla colonna vertebrale e permette un’ottima distribuzione dei pesi. Culmann imitò la distribuzione delle fibre ossee del femore e così fece Koechlin.
 
La struttura è enorme (7300 tonnellate per 320 metri d’altezza) ma estremamente leggera. Oggi, il monumento è diventato anche il simbolo della conversione green della città: oltre al posizionamento di pannelli solari, all’altezza di 122 metri sono state istallate due turbine eoliche che provvedono a fornire energia alle attività del primo piano. Attira ogni anno 7 milioni di visitatori e ancora suscita emozioni diverse.

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