Cosa accadde alla Gioconda durante la Seconda guerra mondiale?

Quando visitò il Louvre nel settembre 1944, il Monuments Man James Rorimer trovò una parete vuota con una scritta: “LA JOCONDE”. Il capolavoro di Leonardo non era più a Parigi dal 1939: poco prima dello scoppio della guerra le autorità francesi avevano provveduto a nascondere la tavola insieme ad altri tesori dei musei nazionali in depositi temporanei nella campagna francese, grazie alla regia del direttore Jacques Jaujard.

Alla Gioconda tuttavia era stato riservato un trattamento speciale: era stata caricata da sola e nel cuore della notte su un camion piombato per conservare l’opera a temperatura e umidità costanti lungo il tragitto. La tavola arrivò a destinazione in buone condizioni mentre il conservatore che l’aveva accompagnata rischiò lo svenimento per la mancanza di ossigeno sul mezzo piombato. Tornò a Parigi nel 1945, non prima di essere ospitata in 6 diversi nascondigli: l’ultimo fu il castello di Montal, dove fu custodita sotto il letto del conservatore del Louvre.

L’evacuazione dei capolavori dai musei di appartenenza fu avviato per proteggere i tesori dalla distruzione della guerra e in particolari dai bombardamenti. Tuttavia nascondere le opere in depositi di campagna non le avrebbe salvate dalla confisca: i gerarchi nazisti erano al corrente delle operazione di messa in sicurezza così come dei nascondigli. Secondo Hitler il Reich sarebbe durato mille anni e non c’era l’esigenza di recuperare tutto e subito, in fretta e furia: la confisca sarebbe probabilmente stata solo una questione di tempo.

 

Operazione Gioconda: il capolavoro al sicuro, lontano di Parigi
Photo by Pierre Jahan/Archives des museés nationaux