Quando entrò a Firenze nell’agosto del 1944, il Monuments Man Frederick Hartt non riconobbe la città che aveva conosciuto da studente. I tedeschi in ritirata avevano distrutto i ponti cittadini per rallentare l’avanzata degli Alleati. Avevano risparmiato solo Ponte Vecchio ma in compenso avevano fatto detonare esplosivi nelle vie adiacenti per renderlo inaccessibile, distruggendo e danneggiando alcuni edifici storici come le famose torri medievali.

Fred Hartt lavorò per rimediare ai danni nel centro storico di Firenze, non senza attriti con il genio militare inglese. Da un lato, il genio militare spingeva per riportare Firenze alla vita civile, restaurando la rete idrica e liberando le strade dai detriti. Dall’altro Hartt era ben consapevole che le rovine degli edifici distrutti dalle esplosioni non potevano essere trattate come semplici rifiuti da gettare nell’Arno.

I ponti di Firenze distrutti nell'agosto 1944
I ponti di Firenze distrutti nell’agosto 1944

Dopo la fine della guerra Hartt tornò negli Stati Uniti per dedicarsi alla carriera di professore universitario e di pittore. Ma nel 1966, dopo più di 20 anni, prese un’aspettativa dall’insegnamento per tornare ad aiutare Firenze: si impegnò a raccogliere fondi negli Stati Uniti per il restauro dei beni danneggiati dalla grande alluvione. Le autorità italiane non hanno dimenticato la dedizione di questo Monuments Man: ricevette la cittadinanza onoraria di Firenze e fu nominato cavaliere ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Oggi Frederick Hartt riposa a Firenze, nello stesso cimitero delle Porte Sante che ospita personaggi illustri come Carlo Collodi. Vicino alla Basilica di San Miniato al Monte il tenente della Monumenti può godere dall’alto della vista della sua amata Firenze, che contribuì a salvare durante e anche dopo la Seconda guerra mondiale.

Frederick Hartt in una foto d'epoca
Frederick Hartt in una foto d’epoca