A partire dall’8 agosto 1943 gli Alleati iniziarono a bombardare Milano a tappeto secondo la strategia “bombe e parole” nel tentativo di costringere l’Italia alla resa. Il centro storico di Milano rientrò tra gli obiettivi strategici da colpire, a spese di numerosi monumenti e luoghi di cultura, tra cui la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

La notte tra il 15 e il 16 agosto 1943 l’Utima Cena di Leonardo da Vinci rischiò di scomparire per sempre quando un ordigno cadde nel Chiostro dei Morti, causando il crollo della parete est del refettorio che custodisce l’opera: la bomba mancò il capolavoro di soli 20 metri. La parete nord, che ospita l’Ultima Cena, era stata rinforzata dei funzionari museali italiani nel 1940 con sacchi di sabbia, impalcature di legno e rinforzi metallici, che impedirono il crollo del muro. La fortuna volle che nessun frammento dell’ordigno raggiungesse la parete nord, incendiando i sacchi o le strutture in legno.

Le protezioni all'Ultima Cena di Leonardo
Le protezioni all’Ultima Cena di Leonardo

L’ordigno aveva risparmiato il capolavoro di Leonardo solo temporaneamente. Senza tetto e senza una parete, il delicato microclima del refettorio era stato stravolto: l’Ultima Cena era esposta alla umida estate milanese, che avrebbe potuto causare rigonfiamenti nella parete e portare alcuni frammenti dell’affresco a staccarsi dal muro. Non solo: senza tetto un temporale estivo avrebbe potuto dilavare interi pezzi del capolavoro.

Padre Acerbi, a capo della comunità di padri domenicani della chiesa, corse a controllare i danni. I frati si erano salvati perché Acerbi, qualche giorno prima, aveva nascosto i Confratelli fuori dal complesso di Santa Maria delle Grazie. Se fossero rimasti nelle cantine sotto la chiesa sarebbero probabilmente deceduti a causa dello stesso ordigno che aveva colpito il chiostro.

Acerbi avvertì immediatamente le autorità dei danni al refettorio e subito dopo partì in macchina alla ricerca di aiuto: percorse circa 600 chilometri in un giorno per arruolare confrateli domenicani che, togliendosi le tonache, indossarono tute da lavoro e si misero al lavoro tra le macerie. Inoltre Acerbi riuscì a procurarsi dei teli impermeabili da degli ingegneri di Piacenza, con cui coprì l’Ultima Cena per proteggerla dei temporali estivi.

Santa Maria delle Grazie dopo i bombardamenti
Santa Maria delle Grazie dopo i bombardamenti

Il Cenacolo venne riaperto al pubblico nel 1945. Tuttavia le vicissitudini legate alla guerra avevano messo a dura prova un’opera particolarmente fragile fin dai tempi della realizzazione, in parte a causa dell’umidità del luogo e in parte a causa della tecnica utilizzata da Leonardo. Il capolavoro coperto dai teli non era stato arieggiato per troppo tempo, i sacchi di sabbia appoggiati alle pareti erano marciti e la testa di Cristo era praticamente scomparsa.

Nel secondo dopoguerra furono necessari ulteriori interventi di restauro, guidati da Pinin Barcilon Brambilla e che hanno restituito l’affresco che possiamo ammirare ancora oggi. Un intervento durato dal 1977 al 1998, lungo 20 anni: 20 come i metri per cui l’Ultima Cena si salvò la notte di Ferragosto 1943, come per miracolo.

Ultima Cena - Leonardo Da Vinci
Ultima Cena – Leonardo Da Vinci