Nell’estate del 1943, con lo sbarco in Sicilia e la risalita dell’esercito Alleato lungo la Penisola, l’Italia venne pesantemente bombardata. Le forze anglo-americane avevano stilato una lista di città da colpire, tra cui Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Bologna e Firenze, mirando ai centri urbani affinché la popolazione iniziassere a scioperare e protestare fino a obbligare il governo italiano a chiedere la resa. Le iniziative militari combinavano attacchi aerei punitivi e azioni di propaganda e facevano parte di un vero e proprio piano d’azione messo a punto dalla Divisione per la guerra psicologica (Psychological Warfare Branch), conosciuto come la strategia «bombe e parole».

Bombardamenti a Milano, Basilica di Sant'Ambrogio
Bombardamenti a Milano, Basilica di Sant’Ambrogio

Americani e inglesi avevano visioni discordanti sulla conduzione dei bombardamenti. I primi credevano nell’importanza di condurre operazioni chirurgiche di giorno, alla luce del sole: erano più rischiose per i piloti ma permettavano di colpire con maggiore precisione gli obiettivi militari, evitando danni collaterali e minimizzando le vittime tra popolazione civile. Roma e Firenze, ad esempio, subirono questo genere di trattamento: gli Alleati furono attenti a non fare il gioco della propaganda nazista e fascista e a non voler passare alla storia come i distruttori di alcuni dei più grandi tesori della storia dell’arte.

Gli inglesi al contrario spingevano per i bombardamenti a tappeto, condotti con il favore delle tenebre e utilizzando armi incendiarie: la distruzione di interi quartieri o di intere città era il prezzo da pagare per tenere i propri piloti al riparo dalla contraerea nemica. Dietro questa preferenza si nascondeva un altro motivo: a differenza degli Stati Uniti, l’Inghilterra era in guerra dal 1939 e aveva dovuto sopportare i famosi bombardamenti tedeschi 1940. Alcuni officiali dell’aviazione ricordavano chiaramente la Battaglia d’Inghilterra e avevano le immagini di Londra in fiamme impresse nella memoria.

Bombardamenti a Milano: il Teatro alla Scala
Bombardamenti a Milano: il Teatro alla Scala

Fu così che, a differenza di Roma e Firenze, altre città del Nord Italia furono meno fortunate. Milano in particolare, seppur ricca d’arte, fu bombardata a tappeto a partire dall’8 agosto 1943. Gli attacchi alleati colpirono gli stabilimenti della Breda e gli scali ferroviari ma – secondo la strategia delle bombe e paole – anche il centro storico fu insererito a pieno titolo tra gli obiettivi militari.

Le bombe colpirono la Basilica di Sant’Ambrogio, la Pinacoteca di Brera e il Teatro alla Scala. Un ordigno colpì Santa Maria delle Grazie e l‘Ultima Cena di Leonardo da Vinci rischiò di scomparire per sempre.

 

Galleria Vittorio Emanuele II
Galleria Vittorio Emanuele II