Negli ultimi mesi del 1943, dopo aver occupato Napoli, gli Alleati puntavano su Roma e l’esercito tedesco, determinato a bloccare l’avanzata, si preparò a rallentare il nemico a tutti i costi, costruendo fortificazioni difensive sulla famigerata linea Gustav.

La principale posizione difensiva a sud di Roma era molto particolare. Non si trattava di una costruzione militare ma di un edificio che aveva svolto un ruolo fondamentale nella storia della civiltà occidentale: l’abbazia di Montecassino, fondata nel 529 d.C. da San Benedetto da Norcia.

L’abbazia correva proprio sulla Linea Gustav, in una posizione strategica: dall’alto del monte, Montecassino permetteva di dominare tutta la valle del fiume Liri. Non ci volle molto per capire che il monastero sarebbe diventato teatro di guerra: nel novembre 1943 tutte le collezioni dell’abbazia furono evacuate dalle forze tedesche, che avevano riscosso il pagamento del servizio appropriandosi di alcuni tesori delle collezioni dei musei napoletani che erano momentaneamente nascosti a Montecassino.

Lo scontro per superare la linea Gustav fu uno dei più duri della guerra: gli Alleati procedevano lentamente verso il monte sotto i colpi del nemico, cercando di rispondere al fuoco incessante ma senza riuscire a scalfire le posizioni difensive tedesche. Il morale degli Alleati ne risentì: i veterani della Prima guerra mondiale iniziarono a temere una nuova guerra di trincea e tra le file dell’esercito iniziava a serpeggiare un sentimento di ostilità per quel monte dove moltissimi avevano trovato la morte.

In realtà l’abbazia non era un fortino militare: le truppe tedesche avevano ricevuto ordine di non occupare il monastero e avevano costruito posizioni difensive sul monte risparmiando lil monastero, dove invece avevano trovato rifugio alcune centinaia di sfollati. Tuttavia, il destino di Montecassino sembrava già segnato: gli Alleati erano sempre più convinti che il superamento della linea Gustav sarebbe passato da quel monte al punto che alcuni soldati iniziarono ad affermare di avere avvistato truppe nemiche nascoste nel monastero.

Interno dell'Abbazia di Montecassino prima della Seconda guerra mondiale
Interno dell’Abbazia di Montecassino prima della Seconda guerra mondiale

Gli ordini del generale Eisenhower avevano sancito di risparmiare i beni di valore storico o culturale laddove non fosse necessario danneggiarli o distruggerli per fini bellici. Ma gli ordini avevano ugualmente sancito la priorità di salvare le vite umane a discapito degli edifici. Fu sulla base di questa interpretazione che il 15 febbraio del 1944 i generali Alleati autorizzarono il bombardamento di Montecassino: l’abbazia venne rasa al suolo e 230 sfollati persero la vita.

La distruzione di Montecassino ebbe grande eco sulla stampa internazionale: alcuni criticarono la barbara distruzione di uno dei patrimoni della cultura mondiale mentre altri difesero l’operazione di tutela delle vite umane. In ogni caso l’operazione non sortì gli effetti desiderati: i tedeschi approfittarono della distruzione dell’abbazia per costruire un fortino tra le macerie. Il bombardamento non fu sufficiente a fare breccia nella linea Gustav.

Gli Alleati entrano a Montecassino
Gli Alleati entrano a Montecassino