Quando parliamo di spazio del corpo non ci riferiamo al corpo come struttura biologica, o insieme di muscoli e ossa. Ci riferiamo al corpo come soma, vale a dire il corpo di un soggetto che si percepisce. In questa prospettiva, il corpo non è un oggetto da osservare dall’esterno, ma lo strumento attraverso cui la mente si esprime, conosce il mondo e costruisce relazioni. È il luogo in cui sensazioni, emozioni, percezioni e pensieri si intrecciano continuamente. Parlare di corpo significa quindi parlare anche di mente: una mente incarnata, che si sviluppa e si esprime attraverso il corpo.
Corpo e mente sono un’unità che non si può separare. La mente, nel suo legame con il corpo, è l’esperienza soggettiva interiore e il processo di consapevolezza dei flussi di informazioni che ci attraversano in rapporto all’ambiente e agli altri. La vita è relazione, e il nostro corpo è relazionale, così come lo è la nostra mente. Siamo immersi in una rete continua di sensazioni, emozioni e pensieri: la percezione è relazione, è il modo in cui il nostro corpo, che è sensibile, registra ciò che accade dentro di noi e intorno a noi, ed è il modo, del tutto soggettivo e personale, in cui reagiamo a questi stimoli e li interpretiamo. La percezione è quindi un processo attivo e complesso, che coinvolge memoria, emozione, aspettativa e pensiero. È il passaggio dal semplice “sentire” al fare esperienza.
Da un punto di vista somatico, il movimento, unitamente al tocco o contatto, è la prima forma di percezione, già durante la vita fetale, quando il primo nervo a mielinizzare (vale a dire, a completare la sua funzionalità) è il nervo vestibolare, responsabile nel registrare movimento, posizione del corpo e relazione tra le sue parti nello spazio. Prima ancora di “pensare”, sentiamo e abbiamo un senso di noi attraverso il nostro movimento. Il movimento è quindi alla base non solo dello sviluppo senso-motorio, ma anche dello sviluppo emotivo, relazionale e cognitivo. A ogni tracciato di movimento nel corpo corrisponde un tracciato neuronale, e viceversa: il corpo impara e si sviluppa, e così imparano e si sviluppano il cervello e la mente.
Nei primi anni di vita, il movimento è misura del mondo: è attraverso il movimento che il bambino conosce sé stesso e ciò che lo circonda. Rotolare, strisciare, gattonare, spingere, allungarsi, protendersi, toccare, afferrare, tirare… fino alla conquista della verticalità. Ogni gesto è una scoperta. Muovendosi, il bambino sviluppa coordinazione ed equilibrio, orientamento nello spazio, la relazione con gli altri e la percezione di sé come soggetto attivo e competente. Ogni esperienza motoria stimola il cervello in crescita e favorisce la creazione di nuove connessioni neuronali. Più il movimento è ricco, vario e significativo, più si consolidano tracciati profondi che sostengono l’espressione, la comprensione e l’apprendimento.
E’ quindi importante conoscere, dare valore e facilitare lo sviluppo senso-motorio, che segue fasi e schemi che, in assenza di impedimenti, attraversiamo tutti naturalmente. Dalla nascita siamo in relazione con due poli di supporto all’esperienza: la gravità, che impariamo progressivamente ad accogliere e contrastare, e lo spazio, verso cui protenderci per raggiungere ed esplorare con curiosità. Tra le tappe fondamentali dello sviluppo senso-motorio troviamo la scoperta della linea mediana, il rotolamento, il movimento simmetrico degli arti con la spinta a terra che definisce lo spazio personale: quella “kinesfera” in cui il bambino sente la propria forza, il proprio radicamento, il proprio confine. Successivamente emergono la differenziazione tra destra e sinistra, la locomozione nello spazio a terra, e poi i pattern incrociati e l’integrazione della tridimensionalità nello spazio. Tutto questo conduce, passo dopo passo, alla verticalità: una conquista non solo motoria, ma psico-fisica e relazionale.
Cos’è dunque l’apprendimento? E’ un’esperienza che non accade solo nella mente, ma accade nel corpo e attraverso il corpo. Fare esperienza significa integrare movimento, percezione, emozione e pensiero.
Come insegnanti ed educatori, il nostro compito non è soltanto trasmettere contenuti, ma creare spazi, tempi e condizioni perché nuove esperienze possano emergere e trasformarsi in consapevolezza e apprendimento. Riconoscere il corpo come soma significa restituire al movimento il suo ruolo fondamentale nel facilitare il potenziale di sviluppo di bambini e ragazzi (ma anche adulti!). Significa stimolare e favorire consapevolezza, armonia, integrazione ed espressione di ogni livello del nostro essere, nella relazione tra noi, gli altri e il mondo che ci accoglie.
Eleonora Parrello, docente di body-mind Centering