In provincia di Padova, a Lozzo Atestino, un’educatrice ha pensato a un progetto fuori dagli schemi per coinvolgere gli ospiti della casa di riposo per cui lavora: un grande laboratorio intergenerazionale di scambio di figurine.

Abbiamo intervistato Rachele per sapere di più su come gli ospiti della Residenza “Le Rose” di Lozzo Atestino hanno giocato con Artonauti.

Come ha scoperto il progetto Artonauti? Com’è nata l’idea di utilizzare i nostri album nella vostra residenza per anziani?

Navigando su internet mi è apparsa una pubblicità di Artonauti, credo tra le pagine Facebook. Ho visto la raccolta, ho visitato il sito e ho subito fatto un collegamento con una delle attività che svolgiamo in residenza, ovvero il progetto Bellezza.

Con questo progetto andiamo alla ricerca del concetto di bellezza nelle varie arti, tra musica, pittura, poesia. Avevamo già iniziato prima dell’arrivo di Artonauti, partendo dalla Preistoria e poi viaggiando attraverso le varie epoche. Cerchiamo sempre di andare scovare qualcosa di bello da vedere o da sentire; una volta abbiamo anche invitato una costumista che per parlare della moda nei diversi secoli!

Ho quindi pensato di sperimentare gli album Artonauti utilizzando le poche risorse a nostra disposizione, facendomi aiutare da altri collezionisti. Così sono andata a iscrivermi a vari gruppi di collezionisti su Facebook, preannunciando la nostra volontà di intraprendere la collezione con i nostri anziani. I miei messaggi hanno subito suscitato la volontà di regalarci i doppioni di chi aveva già completato la collezionee. Così ho fornito l’indirizzo della nostra struttura e pian piano abbiamo cominciato a ricevere tantissime lettere che contenevano, oltre alla figurine, anche parole di supporto ai nostri anziani. Ci hanno colpiti gli incitamenti a completare l’album così come i disegni di bambini che ci porgevano i loro saluti e i loro auguri più sinceri.

Questo scambio epistolare ci è servito molto nel periodo della chiusura totale a causa del Covid, ci ha aiutato a non sentirci abbandonati e confinati. Il rapporto con queste persone sconosciute che tifavano per noi è servito a farci sentire ancora più motivati e accolti anche nella “società virtuale”. Magari nella nostra struttura non tutti sono riusciti veramente a comprendere appieno quello che stava accadendo nel mondo fuori ma molti si sono meravigliati ed entusiasmati per la vicinanza di queste persone che non conoscevano.

In seconda battuta ho contattato il team di Artonauti perché in realtà la primissima idea di progetto che mi era venuta in mente era molto più ampia. Purtroppo in questo periodo di emergenza sanitaria non abbiamo potuto realizzarla.

Ovvero? Di che idea si tratta?

Quando ho scoperto di Artonauti ho subito pensato a un progetto intergenerazionale, che coinvolgesse le scuole del territorio per creare dei momenti di scambio tra i nostri ospiti e i bambini.

Tutti gli anni svolgiamo una decina di incontri coinvolgendo classi diverse. Avrei voluto confrontarmi con gli insegnanti sulle epoche storiche e sulle opere che stanno affrontando in classe per poi organizzare degli incontri di condivisione tra anziani e alunni presso la nostra struttura. Tutti, anziani e bambini, avrebbero potuto portare album e figurine e aiutarsi a vicenda ad attaccare le figurine, imparando e scoprendo insieme nuove opere e dettagli. Avremmo potuto arricchire il racconto dell’album tramite le esperienze dei nostri anziani o con altre informazioni recuperate su internet. Avremmo potuto far lavorare insieme i nostri ospiti e i bambini per contestualizzare le opere, capire cosa ricordano, magari soffermandosi sull’arte più astratta.

Purtroppo, visto il periodo di emergenza sanitaria non abbiamo potuto realizzare questo progetto intergenerazionale coinvolgendo le scuole del territorio. Un peccato, se fossimo partiti magari saremmo riusciti a continuare il rapporto anche a distanza. È un periodo difficile per tutti, le disponibilità delle scuole sono ridotte e navighiamo tutti a vista. Anche se devo dire che gli insegnanti nei mesi scorsi mi avevano dato disponibilità e avevano mostrato molto entusiasmo.

Ospiti della residenza "Le Rose" alle prese con le figurine Artonauti
Ospiti della residenza “Le Rose” alle prese con le figurine Artonauti

Nello specifico, come si è quindi articolata la vostra attività in questi mesi?

In residenza lavoro anche trasversalmente sia con gli ospiti che hanno difficoltà cognitive come la sindrome di Alzheimer sia con ospiti compromessi solo a livello motorio. Tuttavia per questa sperimentazione ho iniziato coinvolgendo solo gli anziani cognitivamente più integri, consegnando loro gli album e una prima dotazione di figurine per iniziare la raccolta.

Avevamo messo in conto quali potevano essere le difficoltà, iniziando proprio dal punto di vista manuale: aprire le bustine, staccare le figurine dal supporto, incollarle dritte. Malgrado le difficoltà iniziali devo dire che nel tempo hanno affinato la capacità: con Artonauti abbiamo infatti potuto introdurre anche l’aspetto manuale che era mancato prima nel progetto Bellezza perché ci eravamo quasi sempre forniti di immagini recuperate online.

I nostri ospiti hanno sicuramente voglia di continuare a migliorare e l’idea di completare l’album ha sicuramente dato una spinta. Per ora abbiamo coinvolto una decina di persone e la risposta è stata buona.

Quali erano le sue aspettative? A oggi che risultati ha ottenuto con l’album?

Sono partita da aspettative realistiche per evitare di scrivere un progetto troppo grande e poi restare indietro, rivolgendomi a ospiti già interessati da un discorso più ampio sulla cultura tramite il progetto Bellezza.

Come percorso individuale è andato bene. Come mi aspettavo, utilizzare gli album ha attivato le fasi del ricordo e ha toccato le corde emotive. Sono quelle più interessanti, che hanno portato maggiore benessere e beneficio. Ad esempio, una nostra ospite che faceva la maestra si è ricordata di quando faceva vedere alcune delle opere dell’album ai suoi studenti in classe.

Quello che mi è un po’ mancato è stato lo scambio tra anziani, che hanno visto l’attività un po’ come un compito individuale che “devo fare io, lavorando per conto mio, recuperando la figurina da me”. Ma questo è abbastanza normale perché i nostri anziani spesso sono abitudinari, difficilmente scambiano cose tra di loro e mi aspettavo che l’interazione tra anziani sarebbe stata difficoltosa. Per questo, avevo pensato fin da subito allo scambio intergenerazionale: i nostri ospiti sarebbero stati molto disponibili ad aiutare dei bambini a finire l’album, a dimostrare che avrebbero potuto dare una mano. Tra pari, a questa età è più difficile.

In generale siamo comunque riusciti a coinvolgere tutti gli anziani a prescindere dal livello di cultura di base, lavorando su ricordi e desideri.

Una signora mentre gioca con gli album Artonauti
Una signora mentre gioca con gli album Artonauti

Cosa è piaciuto di più e cosa è piaciuto di meno ai vostri ospiti?

Non ci sono degli elementi che sono piaciuti di meno, molto è stato legato alla propria storia di vita o alla presenza o meno di manualità nell’attaccare le figurine. Diciamo che i monumenti contenuti nel primo album hanno avuto particolare successo, attivando il canale del ricordo mentre l’arte Moderna si presta di più per investire nel pensiero. Cosa che non tutti gli anziani sono abituati a fare, a differenza dei bambini che sono più allenati alla fantasia e alla creatività. Aggiungo che i nostri ospiti hanno tutti dagli 80 anni in su, con storie di vita spesso provenienti dal mondo contadino.

C’è un episodio di questo progetto che l’ha particolarmente colpita?

Mi ricordo che parlando dell’arte egizia con una nostra ospite abbiamo sfogliato le pagine in cui ci sono la Sfinge e le piramidi e ci siamo ricollegati al suo viaggio di nozze. Il marito ora non c’è più e abbiamo vissuto un po’ di commozione ricordando i momenti di viaggio.

Ci lasciamo con una domanda sul futuro: quali saranno i prossimi sviluppi della vostra sperimentazione?

Quando sarà possibile, al netto dell’emergenza sanitaria, riprenderemo il progetto intergenerazionale, visto che avevo già raccolto la disponibilità delle scuole. E sicuramente riprenderemo anche un’altra attività che non abbiamo ancora affrontato per mancanza di tempo: la stimolazione cognitiva grazie alle memory card collezionabili, che avevano già pensato fin dalla nascita del progetto.

Una ospite della residenza per anziani che attacca una figurina
Un’ospite della residenza per anziani che attacca una figurina